Dal business alla politica: un caffè con Luca Sciascia, Chief Operating Officer di Yezers

Origini bergamasche, accento milanese, carisma irresistibile e cuore milanista. Luca Sciascia, ventiquattro anni, vive la sua vita alla costante ricerca di nuove sfide “impossibili”, con in tasca un passaporto stracolmo di timbri e in mano una valigia ricca di ricordi.
Per chi lo conosce, Luca è sinonimo di “determinazionee “perseveranza”, qualità che traspaiono da uno sguardo, il suo, carico di quella energia e ambizione che gli hanno permesso di trasformare ogni sogno in esperienza vissuta.

Dedizione e pragmatismo i suoi migliori pregi, testardaggine tipicamente bergamasca il suo peggior difetto, come ricorda in un aneddoto dei tempi della maturità: “Ogni professore mi sconsigliò di presentare la tesina a cui stavo lavorando, la quale analizzava il business model dell’imprenditore sociale italiano Brunello Cucinelli. Orgoglioso del mio lavoro, decisi di continuare comunque per la mia strada, presentando un elaborato che totalizzò solo 18 punti su 30”.
Quell’esperienza, che inizialmente poteva sembrare come la peggiore delle sconfitte, col tempo si rivelò invece essere la sua vittoria più grande: “fu proprio grazie a quel lavoro che capii che nella vita sarei voluto diventare un imprenditore sociale!”

Detto, fatto: a fine liceo, il percorso di Luca prosegue con una laurea in Marketing e con un double degree in International Management e Social Enterprise, diviso tra la Nova SBE di Lisbona e l’Indian Institute of Management di Calcutta. In mezzo l’Erasmus in Lettonia, la partecipazione al corso “Donne, politica e istituzioni” e la creazione, sempre presso la Nova, di un network di professionisti impegnati nei settori della consulenza sociale e dell’impact investing. Finiti gli studi, la vita di Luca si divide tra il lavoro ad Action Aid e la co-fondazione di Yezers, esperienze che gli permettono di rimettersi in gioco e valorizzare ulteriormente il suo percorso formativo.

Chief Operating Officer: in cosa consiste il tuo lavoro a Yezers e dove bisogna migliorare?

Essendo in Yezers praticamente dagli inizi, ho innanzitutto contribuito a costruire l’organigramma della startup, ideando i diversi team che oggi la compongono e partecipando alle discussioni del board riguardo le nostre scelte strategiche. Oggi, inoltre, supervisiono il lavoro dei vari team in modo da garantirne la coerenza organizzativa, oltre che occuparmi dell’organizzazione degli eventi.
Avendo compiti direttivi e di coordinamento, Operation agisce con grande flessibilità e a contatto diretto con i membri degli altri team, i quali supportano costantemente il nostro lavoro. In questa fase di crescita, ritengo che l’apporto di nuovi componenti con ottime doti gestionali sarebbe di grande aiuto sia nella pianificazione degli eventi che nella valutazione delle prestazioni della startup.

Qual è il primo bilancio del tuo lavoro con il team e quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Gli straordinari risultati ottenuti grazie ai nostri primi eventi ci hanno motivato a trasformare il crescente entusiasmo che ci circonda in una solida base per nuovi, esaltanti progetti. Al momento, stiamo lavorando a un grande evento che terremo a maggio a Milano, in cui i leader di alcuni dei Team di Ricerca potranno finalmente presentare i loro risultati a giornalisti e addetti ai lavori che cercheremo di coinvolgere. La ritrovata predisposizione degli yezers al dibattito politico ci ha poi convinti a replicare il format del nostro ultimo evento, “EleZionY”, attraverso la creazione di una serie di incontri basati sulla discussione attorno a un tema specifico: questo eclatante successo ci dimostra, a differenza di ciò che viene detto, come sia in realtà possibile creare un ambiente favorevole alla discussione politica anche tra i giovani.

Qual è l’Italia dei tuoi sogni?

L’Italia dei miei sogni è un Paese in grado di attrarre i giovani italiani e stranieri. Durante i miei studi alla Nova, un mio amico e collega tedesco mi disse che se a Roma ci fosse stata un’ottima business school l’avrebbe scelta ad occhi chiusi, perché vivere a Roma è il sogno di chiunque.
Ciò significa che l’Italia non è capace di trasformare i sogni in realtà: siamo un Paese unico, ricco di persone volenterose e competenti, in cui però manca un sistema che valorizzi i giovani e la loro potenzialità. Serve un’Italia in cui i giovani possano acquisire le proprie competenze tramite maggiori esperienze di tipo extrascolastico, in modo tale da consentire loro un approccio più veloce e naturale alla vita lavorativa.

 

 

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