Dai laboratori alla cima delle montagne: un caffè con Giulio Zorzi, l’ingegnere “atipico” di Yezers

Per scalare una montagna servono determinazione, ambizione e tanta umiltà. Lo sa bene Giulio Zorzi,
ventiseienne ingegnere torinese e grande appassionato di alpinismo e arrampicata sportiva, che a Yezers,
assieme al suo Team di Ricerca “Integrazione locale” sta cercando di scalare una delle vette più ripide del panorama politico attuale. Una tematica che ha assunto le sembianze di uno di quei percorsi tanto impervi da sembrare impraticabili, ma che, una volta raggiunta la cima, si rivelano essere il perfetto piedistallo da cui guardare ancora più lontano: “il nostro ambizioso obiettivo è quello di eliminare ogni stereotipo e capovolgere l’idea che gli italiani hanno dei migranti, convincendoli delle loro potenzialità come risorse per il Paese una volta inseriti all’interno del nostro tessuto sociale”.

L’ambiziosità di un progetto come questo, già di per sé sufficiente a definire il carattere di Giulio, non è però che l’ultima riprova di una dedizione e una costanza che sono state in grado di regalare al giovane ingegnere numerose soddisfazioni sia in ambito universitario che lavorativo. “Dalla passione per la filosofia dei tempi del Liceo Classico sono passato a occuparmi di nanotecnologie applicate alle neuroscienze, avendo occasione di scrivere la tesi nei laboratori di ricerca di Harvard e MIT, un’esperienza straordinaria che mi ha permesso di crescere e acquisire una grande indipendenza”. Il percorso di Giulio, diviso tra Italia, Francia e Stati Uniti, culmina infine in Svizzera, a Zurigo, città in cui attualmente lavora e risiede: “dopo aver lavorato come Research Assistant per l’ETH di Zurigo, ora mi occupo di product development per Maxwell Biosystems. Malgrado la mia professione e la mia passione per gli sport individuali, sono una persona socievole ed estroversa, a cui piace interagire con le persone e cercare di capirle: sicuramente sono un ingegnere un po’ atipico”, dice.

Come è avvenuto il tuo ingresso a Yezers e di cosa ti occupi al suo interno?

Nel luglio dello scorso anno, mentre partecipavo a The Future Makers, ricevetti una mail informativa da parte di Yezers, progetto ancora embrionale al tempo. Inizialmente, inviai la mia application spinto dalla curiosità di capire come si sarebbero evolute le cose. Poi, l’entusiasmo di Stefano Moawad, il nostro attuale CFO, mi convinse ad entrare. Una volta dentro, lo stesso Stefano mi coinvolse nel primo Team di Ricerca, “Evoluzione fiscale”, malgrado la mia scarsa conoscenza in ambito economico. Esplorare un tema che non conoscevo si rivelò un’esperienza illuminante: da allora con Yezers fu amore a prima vista.

Dal TdR “Evoluzione fiscale” alla creazione di un Team di Ricerca tutto tuo a tema “integrazione”. Cosa c’è dietro questa scelta?

Malgrado io operi in un settore totalmente diverso da quello della mediazione culturale, mi sono sempre sentito legato alle tematiche dell’immigrazione e dell’integrazione soprattutto a causa di un avvenimento molto triste che mi vide coinvolto indirettamente alcuni anni fa. Nel 2012, una delle mie migliori amiche, nonché mediatrice culturale impegnata nel recupero delle ragazze di strada somale, venne assassinata da un’organizzazione mafiosa somala coinvolta nel racket della prostituzione. La noncuranza e l’approssimazione con cui venne trattata la notizia dalle istituzioni e dalla stampa torinesi mi scosse così profondamente da convincermi a voler cambiare la mentalità degli italiani. A novembre dello scorso anno, finalmente, sono riuscito grazie a Yezers a incanalare i miei sforzi nella creazione del TdR “Integrazione locale”, il quale, fin da subito, è stato capace di regalarmi grandi soddisfazioni.

Come procedono i vostri lavori? State raggiungendo gli obiettivi sperati?

In questo momento, il nostro lavoro è suddiviso in tre filoni d’azione principali: il primo prevede di trasformare gli immigrati in agenti d’integrazione capaci di interfacciarsi con le differenti etnie in arrivo in Italia e di aiutare le associazioni a far fronte un flusso migratorio ormai sempre più numeroso. Siamo inoltre impegnati nella creazione di hub di confronto politico tra giovani italiani e immigrati, in cui sia possibile discutere di politica con il fine ultimo di diffondere i risultati delle discussioni in arabo, francese e inglese: crediamo infatti che per raggiungere una piena integrazione sia necessario informare anche chi l’italiano ancora non lo conosce. Infine, abbiamo l’ambizioso obiettivo di parlare con gli italiani più “colpiti” da questa iniezione di capitale sociale. Vogliamo sensibilizzarli al tema dell’immigrazione, creando dei percorsi mirati che possano aiutare a eliminare stereotipi e preconcetti. In pochi mesi siamo già riusciti a entrare in contattato con numerose associazioni, stabilendo un fitto network collaborativo e progetti ben definiti che speriamo ci portino a delle soluzioni applicabili. Il nostro è chiaramente un progetto molto complesso, ma non ci fermeremo di fronte alle difficoltà: continueremo infatti a lavorare sodo e raggiungeremo i nostri risultati!

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