AllDaYeZers: Gherardo Colombo

Costituzione, dignità umana e libertà nelle regole

 

Doveva essere un’intervista – in teoria – di quelle un po’ formali e ingessate, come ce ne sono tante. Ma la vulcanica personalità di Gherardo Colombo, la sua vitalità e la sua passione l’hanno ben presto trasformata in un monologo, nel quale era l’intervistato a porre domande al pubblico, dirette ma al contempo spiazzanti. Gherardo Colombo, in qualità di magistrato, ha seguito alcuni dei casi più controversi e importanti per la storia della nostra Repubblica: tra i più celebri ricordiamo il delitto Ambrosoli, l’inchiesta sulla Loggia P2 e Mani Pulite.

Anche dopo aver lasciato la Magistratura ha continuato a lavorare per diffondere la cultura della legalità e il rispetto della Costituzione, soprattutto fra i giovani, grazie all’associazione Sulleregole.

Centrale è stato nel suo discorso il tema dell’effettiva comprensione delle regole, ovvero di quelle leggi sulle quali si fonda il nostro vivere quotidiano e la nostra attività politica: ad esempio la nostra Costituzione, pur apparentemente semplice, richiederebbe invece una profonda analisi. E invece: “questo è il periodo dell’esaltazione dell’incompetenza: più si è incompetenti e più si possono fare le cose. Non è più necessario sapere, mentre io credo che bisognerebbe conoscere tutto il percorso che ha portato a determinate leggi, le ragioni e le finalità che i padri costituenti si sono posti”. Da qui occorre partire, dalla comprensione dei “perché”: ed è a questo punto che le parti si invertono, e Colombo assume il ruolo di intervistatore (non certo accomodante) del pubblico in sala.

Per noi è difficile “vedere” il passato, perché non riusciamo a immedesimarci in chi ci ha preceduto; eppure il contesto storico nel quale è maturata la nostra Costituzione è cruciale, perché da lì ne deriva il principio fondante. Ma qual è questo principio fondante? Le risposte del pubblico sono tante e diverse: la democrazia, l’uguaglianza, l’evitare gli errori del passato, la sovranità del popolo… E infine arriva quella “giusta”: è la dignità umana. L’Italia è una repubblica democratica proprio perché ognuno ha pari dignità, intendendo per quest’ultima una caratteristica naturale e insopprimibile di ogni essere umano. Questo è precisamente l’opposto del fascismo, che faceva della sistematica repressione della dignità individuale la sua ragion d’essere, fino ad arrivare all’onta delle leggi razziali. “Siccome tutti sono degni, è logico che tutti possano partecipare democraticamente”: sta tutta qui per Colombo la differenza fra democrazia e tirannia. Sicuramente
a incidere sulle decisioni dei costituenti è stato il particolare periodo storico: se è vero che la definizione formale di democrazia riguarda solo il principio “una testa/un voto”, nel nostro ordinamento ci sono moltissimi contrappesi al potere, nonché vari meccanismi di tutela per le minoranze, proprio per scongiurare ogni rischio di deriva totalitaria.

Tornando nei panni di intervistato, Colombo interviene poi in merito alla recente abolizione dell’Educazione civica nelle scuole.

Nel corso della sua lunga carriera da magistrato, si è accorto della necessità di un intervento “a monte”, educativo, che vada a prevenire quei reati che la magistratura sanziona con fatica. Occorre capire bene che cosa sono le regole, a che cosa servono e in che modo influiscono nella nostra vita: questo in teoria non richiederebbe una materia a sé, perché potrebbe
benissimo essere appreso studiando le normali materie scolastiche (matematica, italiano, latino ecc…). Ma, per Colombo, noi siamo “un Paese decisamente malmesso”, e allora ben venga l’impegno in questo senso. Ancora una volta è Colombo a rivolgersi alla platea, chiedendosi perché la parola “regola” ci provochi istintivamente un sentimento di insofferenza: “il problema è che siamo abituati a confondere la libertà con l’onnipotenza, e per questo vediamo ogni vincolo come un ostacolo alla nostra realizzazione. Ma la libertà si accompagna sempre ad un grado di responsabilità: ha senso solo in una relazione inter-soggettiva, mai in assoluto”. Così una qualsiasi regola sul modello “se voglio… devo…” in realtà non limita la nostra libertà, ma piuttosto ci permette di conseguirla nel rispetto degli altri, senza sopraffarli. Ciascuno di noi ha la propria libertà proprio grazie al rispetto delle regole, non a discapito di esse: la nostra libertà di opinione, ad esempio, è garantita dalla regola che impedisce agli altri di “tapparci la bocca”.

Nel finale c’è stato spazio per una domanda del pubblico: “il concetto di dignità cambia con l’epoca e il contesto?”
Tornando nei panni di intervistato, Colombo interviene poi in merito alla recente abolizione dell’Educazione civica nelle scuole. Dignità è innanzitutto una parola positiva, una persona degna infatti è qualcuno “meritevole di considerazione”: qualcuno che è importante perché è, non per quello che fa. Ci sono almeno tre eventi storici cruciali che nel ‘900 hanno
segnato la storia del concetto di dignità umana. Il primo è l’invenzione della bomba atomica,che ha cambiato il senso della Storia con la possibilità di annientare intere città in un istante (addirittura, la possibilità un conflitto atomico
globale ha aperto – per la prima volta – il concreto rischio della rapida estinzione dell’intera umanità). Ma determinanti
sono state anche la Shoah, nella sua immane tragicità, e le due guerre mondiali, che hanno segnato profondamente il modo di pensare la dignità umana e la necessità di difenderla in ogni modo. E Gherardo Colombo è stato indubbiamente – e continua ad esserlo tuttora – fra coloro che si battono per la difesa della dignità umana, sotto ogni aspetto.

 

 

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