Un caffè con Francesco Sala, l’ingegnere green di Yezers

“Mi chiamo Francesco Sala, ho venticinque anni, sono ingegnere elettrico e lavoro a Roma, per Terna, dove mi occupo di regolazione dei mercati elettrici. Amo viaggiare, fotografare e leggere i fumetti: sono un “grigio” ingegnere, è vero, ma come tutti ho anch’io delle passioni artistiche” –ride. A voler essere sinceri, se ci venisse chiesto di scegliere un colore per descrivere Francesco, il “grigio” non rientrerebbe affatto tra le nostre possibili scelte. Al contrario, il verde rappresenterebbe invece la tonalità cromatica ideale per definire un percorso, come quello di Sala, che fin dall’infanzia ha assunto le sfumature, intense e rigogliose, della vegetazione che colora il nostro stupendo pianeta.

Lontano dall’essere “grigio”, infatti, Francesco è forse l’ingegnere più green che conosciamo: un grande appassionato di energie rinnovabili e sostenibilità che ha scelto di focalizzare i suoi sforzi per cercare di dare a tutti un futuro migliore. “Il mio percorso formativo, arricchito da due esperienze di studio in Svezia e Germania, è terminato ufficialmente a ottobre con la laurea in ingegneria elettrica, ma ha comunque modo di proseguire oggi grazie alle mie attività con Yezers e Free2Change, due Organizzazioni in cui ho la possibilità di confrontarmi ogni giorno con persone competenti e tramite le quali posso addirittura dare il mio contributo per provare a migliorare il futuro del nostro pianeta”.

Come è nato il tuo amore per le energie rinnovabili e quale fonte ti appassiona di più?

Quando ero piccolo, nel corso di uno dei miei viaggi, rimasi profondamente affascinato alla vista di alcune turbine eoliche immerse nel paesaggio naturale circostante: così maestose, lente e imperturbabili, ai miei occhi si trasformarono in veri e propri “giganti buoni”, in metafore perfette di una società che si ripensa, che rallenta la sua corsa sfrenata e che, per un attimo, va alla ricerca dell’equilibrio che ha perduto. Questa, di fatto, è l’idea stessa dello sviluppo sostenibile, in cerca di un’armonia con la natura che ci circonda. Questo amore a prima vista per l’eolico mi ha spinto poi a studiarne le componenti tecniche durante i miei studi ingegneristici, terminati lo scorso ottobre con un progetto di tesi svolto in Germania, Paese estremamente avanzato nel settore.

Un amore, il tuo, che ti ha portato anche ad impegnarti per gli altri tramite Free2Change. Quali sono i vostri obiettivi principali?

Free2Change vuole mettere a disposizione di tutti la conoscenza e la passione dei suoi membri con lo scopo di informare in modo semplice e chiaro riguardo ai temi dell’energia e della sostenibilità, argomenti a cui non tutti hanno la possibilità di accedere e che spesso sono oggetto di cattive interpretazioni, luoghi comuni e, in certi casi, di vere e proprie mistificazioni. Il nostro scopo è quindi quello di fare divulgazione scientifica sui social, tramite eventi nelle scuole e in altri spazi pubblici. È un progetto, questo, al quale mi sono unito con grande entusiasmo, e che dall’inizio di quest’anno ho potuto anche congiungere alla mia attività con Yezers tramite la creazione del Team di Ricerca Carbon Tax.

Con Carbon Tax hai avuto modo di connettere la tua passione per l’energia e il tuo impegno politico con Yezers. A quale proposta siete giunti?

Il nostro obiettivo è quello di introdurre una tassazione basata sulla quantità di emissioni di CO2 prodotta dai diversi combustibili utilizzati in Italia, con il fine di migliorare l’efficienza del sistema della fiscalità energetica del Paese e di ricavarne un gettito da sfruttare per apportare benefici all’economia. L’introduzione di questa tassa, che va a
realizzare il principio “chi inquina paga”, innalzerebbe il costo effettivo delle soluzioni fossili, incentivando, di conseguenza,  alternative sostenibili e favorendo la competitività di misure quali l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile. Partendo dai due esempi virtuosi della Svezia e del Regno Unito, abbiamo analizzato la particolarità del caso italiano, proponendo l’introduzione di una carbon tax con un valore di partenza modesto ma in crescita graduale fino al 2025, il cui gettito ricadrebbe interamente su cittadini e imprese.

Siete felici dei risultati ottenuti?

Assolutamente sì. Il nostro è stato un progetto molto complesso, vissuto con crescente entusiasmo e capace di regalarci soddisfazioni uniche. L’innesto di nuovi componenti nel corso dei lavori ci è stato inoltre fondamentale per acquisire le competenze economiche necessarie per stilare la nostra proposta, la quale analizza il problema dell’inquinamento da un punto di vista sia economico che ambientale e concretizza una necessità – quella di ridurre le emissioni di CO2 – che oggi è più che mai impellente. Se non si cambierà rotta, infatti, il surriscaldamento globale porterà a conseguenze devastanti che dureranno per generazioni e che destabilizzeranno il clima in maniera irreversibile. I processi per invertire le rotte dell’economia mondiale sono lunghi e tortuosi, perciò dobbiamo iniziare ad agire, e dobbiamo farlo già da ora. Ne va del nostro futuro e di quello del nostro pianeta.

 

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