Giovani, lavoro e oltre: una riflessione con Luca de Vecchi e Davide De Luca

L’arrivo di maggio porta inevitabilmente a riflettere su un tema fondante della nostra società quale è il lavoro. Ogni anno – tra concertoni, contro-manifestazioni, polemiche e affini – ci si interroga su quali siano le ricette per arrivare a garantire quello che, in teoria, sarebbe un diritto costituzionale.

Noi di Yezers mettiamo questo tema in cima alla lista dei nostri interessi, perché se è vero che esso riguarda trasversalmente tutte le fasce d’età, è sulle giovani generazioni che si fa sentire in tutta la sua drammatica evidenza.

Il quadro infatti è a dir poco preoccupante, stando alle stime e ai trend italiani rispetto a quelli dei vicini paesi europei. Secondo i dati dell’ISTAT, a marzo nel nostro Paese il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni ammonta al 30.2%, ai minimi dal 2011 ma pur sempre su livelli doppi rispetto alle medie europee (dove il valore si attesta al 14.5%). Forse il dato più preoccupante riguarda tuttavia i NEET – ossia coloro che né studiano, né lavorano, né frequentano corsi di formazione – che, pur in calo rispetto al picco negativo di 2.4 milioni del 2014, restano oltre i 2 milioni tra gli under 30.

Perché proprio (e, se continuiamo così, solo) in Italia questo gap generazionale? È proprio vero che l’Italia “non è un paese per giovani”? Dove risiedono le cause del problema e quali possono essere le soluzioni? Ne abbiamo discusso con Davide De Luca, giornalista de Il Post, e Luca de Vecchi, avvocato giuslavorista, in occasione di uno degli eventi politici che come associazione promuoviamo per stimolare il dibattito sui grandi temi che riguardano i giovani.

 

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