Una visione, please

Quando la mattina del 24 giugno 2016 l’Europa si svegliò investita dal terremoto della Brexit, tutti o quasi pensammo che il futuro dell’Unione sarebbe stato argomento centrale nel dibattito delle successive Elezioni Europee, specialmente nel nostro Paese. Ci ricordiamo bene, infatti, i tweet entusiasti di Beppe Grillo e di Matteo Salvini che, celebrando il trionfo del Leave, auspicavano anche per l’Italia un destino separato da Bruxelles. Non dissimili furono le reazioni dei sovranisti degli altri paesi europei (e non solo: si pensi a Trump).

A distanza di tre anni, la Brexit si è rivelata – anzi, si sta rivelando, essendo il processo ancora ben lungi dalla conclusione – tutt’altro che il trionfo auspicato dai sovranisti nostrani e non, e anzi si è tramutata in un Calvario politico che sta mettendo a dura prova un sistema come quello britannico noto per la sua solidità. Alla luce di questa esperienza, i paladini dell’Italexit si sono riposizionati in buon ordine, col risultato che di uscite dall’Unione Europea o dall’euro non si parla più, o comunque non nella maniera preminente che ci si sarebbe attesi tre anni fa.

Venendo meno questo tema capitale (Europa sì / Europa no), il dibattito si è squagliato nelle classiche chiacchiere all’italiana che hanno reso questa campagna elettorale la consueta fiera del nulla, in cui si è parlato di tutto tranne che di contenuti, men che meno incentrati sull’Europa.

 

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