Vote Chain

Problema
Qual è il problema che si cerca di risolvere?

Gli articoli 3 e 48 della Costituzione sanciscono il dovere da parte dello Stato di rimuovere ogni ostacolo all’effettiva partecipazione dei cittadini al voto. Eppure le norme vigenti che regolano l’esercizio del diritto di voto non consentono l’effettiva partecipazione democratica di tutti i cittadini alle votazioni. Accade, infatti, che molte persone, per diversi motivi, si trovino lontano dal luogo di residenza, anche solo temporaneamente per studio o per lavoro, e che, per questioni logistiche ed economiche, rinuncino a esercitare il proprio diritto.

Per molti la lontananza dal proprio luogo di residenza rende difficile l’esercizio del diritto di voto, non solo perché il periodo elettorale viene di norma a coincidere con sessioni di esame particolarmente impegnative ma anche perché gli sconti elettorali previsti per chi viaggia in treno, autostrada, mare o aereo sono applicati sulle tariffe intere, rendendo tale agevolazione addirittura meno conveniente dei normali viaggi economici.

La partecipazione diretta alla vita politica del proprio Paese è principio fondante della nostra democrazia e un dovere civico. La normativa vigente già prevede per alcune categorie di cittadini la possibilità di votare in luoghi diversi dall’ufficio elettorale nelle cui liste sono iscritti. È di tutta evidenza dunque la necessità di un intervento volto a garantire una reale parità di tutte le categorie di cittadini rispetto al diritto di voto. Necessità confermata dalla presenza di diversi disegni di legge, ancora in attesa di discussione nelle Commissioni affari costituzionali della Camera dei deputati e del Senato, che con forme e metodi diversi si propongono di raggiungere obiettivi simili.

Chi riguarda

A quali categorie di individui si riferisce?

Il numero di studenti universitari che in tutto il Paese studia in atenei fuori dalla propria regione di residenza ammonta a circa 394.000 persone (fonte: Miur, A.A. 2017/2018). Tale valore rappresenta il 26% della popolazione universitaria italiana ed è aumentato del 38% negli ultimi otto anni, raggiungendo picchi significativi in alcune regioni italiane: Valle d’Aosta (76%), Basilicata (75%), Molise (65%), Trentino-Alto Adige (45%) e Calabria (43%)

Se i soli dati riguardanti gli studenti giustificherebbero un intervento normativo volto a consentire un effettivo esercizio del diritto di voto, è necessario tenere in considerazione anche altre categorie di elettori. Il fenomeno del pendolarismo associato ad una crescente precarizzazione del mondo del lavoro spinge sempre più giovani specializzati a cercare opportunità fuori dalla propria regione di residenza. Un rapporto della Banca d’Italia sulle nuove evidenze delle dinamiche migratorie sottolinea come il fenomeno del pendolarismo di lungo raggio sia in continua crescita in particolare nel Meridione dove il 2,3% degli occupati (circa 140.000 persone) indica il centro-nord come luogo abituale di lavoro. Tra i giovani e i laureati il fenomeno si fa naturalmente più consistente raggiungendo rispettivamente il 4,4% e il 3,8%.

Ai circa 4 milioni di residenti all’estero iscritti all’AIRE (fonte: Ministero dell’Interno, 2018) è consentito il voto per corrispondenza. Tale meccanismo, per quanto utile a garantire l’esercizio di voto a tutti gli elettori, ha diversi limiti. A cominciare dalla modalità di invio del proprio voto, che prevede la circolazione di milioni di buste elettorali verso i vari collegi, con conseguente aggravio per le casse dello Stato ed alta vulnerabilità a tentativi di broglio. A questi si aggiungono problemi di tempistica, in quanto chi usufruisce di tali servizi deve esprimere la propria preferenza in anticipo rispetto alla data delle elezioni, con significativo sfasamento rispetto alla campagna elettorale.

Implicazioni

Quali sono le implicazioni di questo problema sul target?

Un primo effetto della presenza di ostacoli al voto riscontrati da un crescente numero di elettori è l’aumento dell’astensionismo. Il fenomeno ha raggiunto il suo massimo storico, pari al 27.1%, in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. L’attuale meccanismo di voto risulta particolarmente limitante nei confronti del Meridione, la cui concentrazione di “fuori sede” e pendolari di lungo raggio è predominante: all’’asimmetrica distribuzione dei “fuori sede” corrisponde un asimmetrico astensionismo ad essa associato, con conseguente aggravio della cosiddetta “questione meridionale”.

 

La mancata partecipazione di centinaia di migliaia di studenti e pendolari alla vita politica genera inoltre un distacco tra giovani e istituzioni e diminuisce l’attenzione da parte delle forze politiche verso ciò che rappresenta il futuro del nostro Paese. Nel corso degli anni l’elettorato sotto ai 30 anni è stato relegato ai margini dei programmi elettorali, in quanto rappresenta una minoranza dei votanti. La scarsa attenzione verso i giovani è, a sua volta, tra i responsabili dello squilibrio tra generazioni, che vede l’Italia al penultimo posto in Europa subito dopo la Grecia.

 

Per quanto riguarda gli italiani residenti all’estero, il trend in crescita degli aventi diritto al voto si scontra con un costante calo dell’affluenza (passata da circa il 39% del 2006 al 30% del 2018) e una conseguente limitata attenzione del mondo politico verso le esigenze ed i problemi dei cittadini residenti all’estero, il cui voto è spesso percepito come “secondario” e meno importante, aumentando ulteriormente la disaffezione verso la politica italiana.

Estero

Questo problema è presente all’estero? Se si, come è stato affrontato e con quali conseguenze?

In alcuni Stati democratici, quali ad esempio Germania, Spagna, e Danimarca, viene consentito al cittadino, che si trovi lontano dal proprio seggio di appartenenza, di votare tramite diverse modalità: il voto presso un altro seggio, il voto per corrispondenza o il voto per delega. Molte nazioni moderne, come Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera ed Estonia, hanno tuttavia preferito optare per sistemi di Internet Voting che permettono ai  cittadini di votare in seggi dotati di postazioni elettroniche o direttamente da casa mediante il proprio PC. Tale meccanismo genera tuttavia diverse preoccupazioni in merito ad affidabilità, privacy e vulnerabilità contro attacchi informatici. Una possibile soluzione è offerta dalla tecnologia blockchain che, grazie alle sue “innate” funzioni di sicurezza, è in grado di assicurare la tutela del voto espresso. Sistemi di voto basati su tale tecnologia sono stati testati con successo negli Stati Uniti (in occasione delle elezioni in Virginia), Giappone (nella città di Tsukuba), Svizzera (nella città di Zugo), Colombia (referendum del 2016) e Sierra Leone (elezioni governative del 2018).

Soluzione

Qual è la soluzione proposta per l’Italia?

Le connessioni di rete sono in grado di annullare qualunque distanza e consentono la trasmissione pressoché istantanea di grandi moli di dati. La digitalizzazione del voto e la sua trasmissione in forma elettronica rappresenta uno strumento ideale per risolvere ogni problematica dovuta alla distanza tra elettore e seggio di appartenenza. Tale modalità di voto risulta compatibile con il contesto costituzionale italiano, seppur con una differenziazione tra “fuori sede” e residenti all’estero: per i primi è necessaria una forma di voto presidiato, da esprimersi in un luogo pubblico tramite postazioni sorvegliate; ai secondi è concesso l’utilizzo di un voto non presidiato, quale ad esempio l’home voting.

Analizzando l’approccio dei principali Paesi europei sono state evidenziate criticità e “best practices” del voto elettronico “tradizionale”: da ciò è emerso come uno dei principali fattori che ha spinto alcuni Paesi ad abbandonare tale forma di voto sia stata la scarsa fiducia dei cittadini verso il voto elettronico. Come già avvenuto negli Stati Uniti, in Giappone e in Svizzera, questa problematica può essere risolta facendo ricorso a una tecnologia strutturalmente sicura quale la blockchain. Piattaforme come Z-Cash mettono a disposizione degli utenti protocolli in grado di garantire piena trasparenza della transazione (il voto) tutelando al tempo stesso la segretezza del mittente e del contenuto della transazione.

L’utilizzo di sistemi “vote-chain” in parallelo alle tradizionali forme di voto consentirebbe, per le categorie di elettore coinvolte, la rimozione di importanti ostacoli che limitano la partecipazione politica del nostro Paese e garantirebbe il rispetto di uno dei diritti sanciti e tutelati dalla nostra Costituzione.

Tale sistema avrebbe un impatto economico minimo sulle casse dello Stato: al netto del risparmio sui rimborsi di biglietti ferroviari e marini (per cui sono stati spesi 30 milioni nel periodo 2004-2009) e sulle spese per corrispondenza, si stima un extra-costo di 1,2 milioni di euro per elezione, pari a circa 2 euro per elettore coinvolto.

L’utilizzo di un voto elettronico basato su tecnologia blockchain avrebbe inoltre effetti positivi su diversi orizzonti temporali. Nel breve termine esso permetterebbe di superare i limiti dei tradizionali sistemi di early voting, proposti nei precedenti disegni di legge, libererebbe il diritto di voto e combatterebbe l’astensionismo. Rappresenterebbe inoltre uno strumento per rinsaldare il rapporto tra giovani ed istituzioni e renderebbe più partecipe alla vita politica gli studenti universitari ed i giovani lavoratori, un segmento di importanza strategica per il Paese. Nel lungo termine esso permetterebbe la raccolta di conoscenze utili a porre l’Italia tra i Paesi leader nell’utilizzo della tecnologia blockchain, le cui potenzialità sono ampiamente riconosciute in tutto il mondo.

I prossimi passi

Quali sono i possibili passi futuri?

L’esperienza acquisita durante l’applicazione del “vote-chain” ai “fuori sede” ed elettori all’estero permetterebbe di estendere il voto elettronico a tutti i Cittadini presenti sul territorio nazionale. Questo graduale ma inevitabile passaggio verso un’Italia 4.0, che non dovrà tagliare fuori fasce della popolazione con poca dimestichezza con il computer, permetterebbe un forte taglio delle spese elettorali e rappresenterebbe una svolta decisiva nel processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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